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Semestrale di pedagogia e didattica afroamericana.
N.2
Siamo al secondo numero della nostra rivista che sembra avere riscosso non solo apprezzamenti lusinghieri, ma interesse e allargata sensibilità verso le tematiche che stiamo affrontando. L’idea, appunto, è quella di contestualizzare le esperienze musicali, le proposte progettuali, gli orientamenti pedagogico-didattici attorno alla musica e ai suoi stretti rapporti con le istituzioni scolastiche, gli ambiti disciplinari e i campi dello scibile in cui la cultura musicale diviene nucleo fondante.
Lo stato attuale della musica nel panorama della scuola italiana non è molto confortante, anche se tra i licei della riforma è presente il liceo musicale che nasce dall’esigenza, più volte emersa e manifestata, di colmare il vuoto formativo-didattico tra la Scuola media inferiore e il Conservatorio, deputato alla formazione e alla competenza strumentale. Oggi, a complicare le cose, oltre che ad accrescere imbarazzo accademico, è la querelle tra Università e Conservatorio stesso, dato che entrambi ricoprono il ruolo di istituzioni equipollenti nella formazione musicale. La nostra rivista deve inserirsi in questo agone, non solo per indicare le proprie linee di indirizzo, ma per esprimere il pensiero capace, professionale e deontologico di chi si occupa di musica. L’impressione che si ha è quella di una gara di ruoli istituzionali che tende ad assumere i toni della rivendicazione, della logica dell’appartenenza, della relazione relativista, piuttosto che un dibattito maieutico delle idee finalizzato a promuovere, davvero, la divulgazione, la diffusione, la cultura della musica superando ogni logica di chiusura accademica o di pericoloso e sterile arroccamento.
Se il confronto e la dialettica delle idee sono necessari e dovuti nell’interesse esclusivo della musica che si deve, proprio in questo momento, riappropriare del proprio ruolo, Jam Session con tono sommesso ma determinato deve essere consapevole di poter esercitare una parte importante e autorevole nel suggerire ipotesi progettuali, riflessioni sullo stato delle cose e apporti di studio finalizzati a sostanziare e a supportare la meravigliosa idea della musica quale nucleo fondante dell’uomo e del cittadino. Ritengo che le pagine di questo secondo numero siano foriere di spunti tematici che ben si armonizzano con quanto su espresso e auspicato. L’impressione che si ha, quando si parla di musica, è quella di vivere un’assurda dicotomia tra chi si affanna a dire che l’Italia è la culla della musica e i curricoli della scuola - prezioso contesto formativo e didattico - dove l’educazione musicale è relegata a recitare una particina, come una comparsa in un film dove i protagonisti sono ben altri saperi. E questo nonostante, tra docenti motivati, laboratori musicali propositivi e vivi, progetti multimediali, la scuola italiana assista, ogni giorno, al miracolo delle attività musicali che prendono forma e dignità nelle aule scolastiche.
Nel curiosare tra il sommario, vi sono diverse novità. Una è rappresentata da un ulteriore arricchimento dell’offerta pedagogico-didattica della rivista che allarga il proprio campo d’azione al tema dell’arrangiamento, con il contributo di Corrado Guarino che fa una puntuale disamina, in funzione didattica, di alcuni testi specifici, sia italiani, sia appartenenti alla letteratura straniera. La seconda riguarda un articolo che coniuga l’espressione “novità” nel migliore dei modi. Andare a scuola di musica da un pianista non fa notizia, d’accordo: avere quale maestro di pianoforte un bravo pianista, anche se di chiara fama, ugualmente non suscita clamore, se non nell’intimità dell’allievo che ha la fortuna di poter avere un esempio di forte spessore. Se però prendete un giovane pianista italiano che, negli anni Sessanta, in America, proprio come in un film, va a lezione di pianoforte da un certo Bill Evans, allora si può davvero parlare di novità, perché a passi soffusi si entra nel mito, nell’incomparabile bellezza di chi assiste ad un evento che darà una svolta alla sua vita. Abbiamo avuto la possibilità di portare un piccolo contributo alla conoscenza di Bill Evans sotto il profilo dell’insegnante, di colui che, colto fuori dai riflettori, rivela un frammento di sé che ce lo rende ancora più vicino, intimamente condiviso come se fosse l’amico della porta accanto. Speriamo di avervi fatto cosa gradita.
ENRICO MALUCELLI
Direttore Jam Session
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N.2, gennaio-giugno 2005.
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Direttore responsabile:
Vincenzo Caporaletti
Direttore:
Enrico Malucelli
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Impaginazione grafica:
Gabriele H. Marcelli
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Sommario
Editoriale, di Enrico Malucelli
Progetti e istituzioni Mississippi Jazz, un fiume di note. Progetto interscolastico sulla storia della musica jazz dagli albori agli anni Quaranta, di Enrico Malucelli
Il laboratorio della didattica
La definizione di musica afroamericana. Primo anno di corso ai Conservatori, di Stefano Zenni
Esperienze sul campo
A lezione da Bill Evans, di Elio Salvioli
Manualistica
L’arrangiatore completo. breve rassegna della manualistica di arrangiamento per orchestra jazz, di Corrado Guarino
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Copyright © 2002 Societa' Italiana di Musicologia Afroamericana - SIdMA A.P.S.
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